The Italian Federation FIOPSD organisms Homeless People, Lawyer of the road which is a member, stigmatizes the amendment passed the House with regard to the decree "empty-prisons".
The press release
È stato approvato mercoledì dalla Commissione Giustizia della Camera, which is examining the so-called "Decree-empty prisons", proposed by the government, un emendamento che impedisce alle persone detenute e che non hanno una casa di accedere agli arresti domiciliari. L’emendamento, formulato dall’onorevole Matteo Brigandì (Lega Nord), avrà un effetto lesivo dei diritti delle persone senza dimora, negando loro la fruizione della misura-cardine del decreto, ovvero la possibilità di scontare fuori dal carcere l’ultimo anno di pena.
Già oggi, il ricorso agli arresti domiciliari risulta problematico per le persone senza dimora o gravemente emarginate che vengono incarcerate. Ma l’emendamento approvato dalla Commissione finisce per sancire questo stato di fatto, trasferendo l’impossibilità sul piano del diritto, limitandosi ancora una volta a utilizzare una leva repressiva per risolvere un problema sociale, ignorando il principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, e stabilendo che ci sono persone per le quali è lecito sospendere opportunità riconosciute ai comuni cittadini, in virtù del loro stato di grave emarginazione.
L’emendamento dell’onorevole Brigandì rischia di sopprimere, in concreto, anche la possibilità – sino a oggi prevista per le persone senza dimora – di scontare l’ultimo periodo di pena presso un luogo, pubblico o privato, che abbia funzioni di cura, assistenza e accoglienza. Il trattamento alternativo, in altre parole, verrebbe esteso e reso sistematico nell’ultimo anno di detenzione, ma solo nell’abitazione privata del condannato. Alle enormi difficoltà legate all’assenza di dimora, sovente all’origine del reato che ha condotto la persona in carcere, si aggiungerebbe pertanto un’ulteriore discriminazione, non necessaria e paradossalmente in grado di confermare il soggetto che la subisce in un ruolo e in una “carriera” criminale.
«Ancora una volta, determinate da scelte che hanno a che fare con la gestione dell’ordine pubblico – afferma Paolo Pezzana, presidente di Fio.PSD, a nome del nuovo Consiglio direttivo della federazione, riunito a Genova per programmare l’attività del prossimo triennio –, si profilano misure che non hanno altro effetto che discriminare i soggetti vulnerabili, indebolendo il grado di coesione del tessuto sociale senza aumentarne il grado di sicurezza. Fio.PSD, ritenendo di dar voce ai 74 enti aderenti (associations, social cooperatives, comunità, organismi pastorali, operanti in 13 regioni e 25 province d’Italia), stigmatizza questo orientamento e la scelta assunta dalla Commissione Giustizia della Camera. E si augura che la decisione possa essere capovolta nei successivi passaggi parlamentari, dichiarandosi disponibile a interloquire con le realtà istituzionali, per individuare soluzioni in grado di contemperare esigenze di riforma del sistema penitenziario, necessità di sicurezza della comunità, diritti dei detenuti e percorsi di reinserimento sociale delle persone gravemente emarginate».
Genoa, 21 May 2010
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