Lo sportello di Trieste è attivo dal febbraio 2006. L’esperienza è nata all’interno della Comunità di San Martino al Campo, che dal 1970 si occupa dell’assistenza e dell’accoglienza di persone provenienti dal mondo del disagio, cercando di migliorare le loro condizioni di vita attraverso tutta una serie di servizi socio-assistenziali.
Lo sportello è in via Udine 19, 34135 Trieste, presso il Centro di accoglienza diurna San Martino. Gli avvocati ricevono il martedì dalle ore 19 alle ora 20 e, in casi urgenti, su appuntamento fissato via cellulare.
Contatti
Cell 3338708720, attivo dalle 9 alle 21 tutti i giorni.
trieste@avvocatodistrada.it

Centro San Martino, via Udine 19, tel. 0404526611, cell. 3338708720
La responsabile della Segreteria è Eliana De Guarrini
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28.11.06 Relazione sull’attività dello sportello Avvocato di Strada di Trieste
Lo sportello di Trieste è stato aperto nel febbraio del 2006.
L’iniziativa è stata intrapresa in maniera pressocchè congiunta da alcuni colleghi e da don Mario Vatta, all’epoca Presidente della Comunità di San Martino al Campo, che fin dagli anni ‘70 ha prestato un’attenzione particolare ai soggetti più deboli ed emarginati dalla società e, fra questi, alle persone senza fissa dimora.
Acquisite le necessarie informazioni presso il Coordinamento nazionale di Bologna, è partita l’iniziativa anche nella nostra città. Attualmente il Progetto triestino si avvale della collaborazione attiva e costante di 5 avvocati e di altrettanti colleghi che, saltuariamente, si rendono disponibili per questioni inerenti la propria specializzazione, mentre, per quanto riguarda lo sportello vero e proprio, ci sono cinque volontari che si alternano.
La segreteria è ubicata presso il Centro di accoglienza notturna della Comunità di San martino al Campo, che si trova nei pressi della stazione ferroviaria di Trieste.
Attualmente possiamo ancora definirci in fase di rodaggio; l’iniziativa è stata portata a conoscenza, in primis, attraverso alcune conferenze divulgative organizzate da varie associazioni culturali e di volontariato, ma in realtà l’esistenza del Progetto è ancora poco nota.
La maggior parte dei contatti sono pervenuti da segnalazioni di parrocchie ed enti assistenziali, che hanno indirizzato allo sportello soggetti spesso non strettamente rientranti tra quelli di nostra competenza. Altre segnalazioni sono arrivate dalla Comunità di San Martino e da qualche Centro di Salute Mentale; interessanti quelle provenienti dall’Ufficio Esecuzioni Penali Esterne del locale Tribunale, a testimonianza del fatto che si può tessere una rete di solidarietà anche con le Istituzioni. Per rimediare alla ancora scarsa conoscenza dell’esistenza e dei compiti dello sportello, abbiamo in corso di stampa un foglio informativo, destinato ad essere distribuito presso i centri di accoglienza ed i luoghi di ritrovo dei soggetti senza fissa dimora.
L’attività fin qui svolta è stata prevalentemente di ascolto, per poter individuare le problematiche di tipo legale e non solo, di informazione e di indirizzo verso forme di assistenza, quali l’accesso al gratuito patrocinio.
La realtà triestina è caratterizzata da un diffuso disagio sociale, di ordine materiale ma anche psicologico, soprattutto tra gli anziani, che qui costituiscono un’ampia fascia della popolazione, spesso afflitti da problemi amplificati da una condizione di solitudine e abbandono.
Dobbiamo inoltre segnalare che diffuso è anche il disagio mentale, cui le strutture assistenziali cittadine cercano di porre rimedio attraverso forme protette di inserimento nel mondo del lavoro, con il conseguente sorgere di problemi di carattere legale.
Frequenti sono stati i casi di contatti e segnalazioni relativi a problematiche di questo tipo, risolvibili più che con un intervento o una consulenza legale, con l’interessamento delle strutture di assistenza sociale; in alcuni casi si è trattato di piccole vicende penali, per le quali si sono indirizzati i richiedenti al gratuito patrocinio.
Per quanto riguarda i casi di stretta competenza dello sportello, abbiamo registrato fino ad ora 25 richieste di consulenza, che hanno riguardato extracomunitari provenienti in gran parte dalle vicine repubbliche della ex Jugoslavia, gestiti in qualche caso anche grazie alla collaborazione di un collega di lingua slovena, ma anche cittadini italiani. I problemi affrontati sono stati in prevalenza di natura civilistica e risolti in via stragiudiziale.
In particolare si segnala il caso di un cittadino italiano, senza fissa dimora a seguito di pesanti vicissitudini familiari in Slovenia, con problemi di ordine psicologico in personalità abbastanza disturbata, che è stato seguito nella risoluzione della pratica pensionistica. E’ probabile che, con l’aiuto del collega di lingua slovena, si renderà a breve necessario seguirlo anche nella causa di separazione e di divorzio.
Un altro caso riguardava ancora un cittadino italiano senza fissa dimora, alle prese con un alloggio peggio che fatiscente in cui abitava la madre anziana e malata, per il quale veniva pagato un affitto non simbolico. Con l’aiuto delle assistenti sociali si è trovata una sistemazione provvisoria per la madre, si sta tentando il recupero di alcune mensilità di affitto e si sta attivamente cercando una soluzione abitativa definitiva per madre e figlio.
Ancora problemi di alloggio, a seguito di sfratto, hanno trovato soluzione, in sinergia con il Servizio comunale di Assistenza Sociale, per una giovane ucraina con una bimba di neanche due anni. Le è stato trovato anche un lavoro al fine di consentirle una vita dignitosa ed indipendente con la sua bambina.
Solo pochi casi sono stati di natura penalistica ed hanno riguardato persone con vicende penali per reati poco rilevanti (piccoli furti, danneggiamento di beni mobili pubblici da parte di personalità disturbata, guida in stato di ebbrezza).
Alcune vicende hanno riguardato l’applicazione della legge Bossi-Fini.
C’è stato un caso molto particolare di una cittadina ucraina, più volte colpita da provvedimenti espulsivi cui non le era possibile ottemperare per mancanza (effettiva e non strumentale, sancita anche dalla Corte d’Appello di Trieste) di documenti. Portata al CPT di Ragusa (! deve trattarsi del Centro più vicino a Trieste!), è stata seguita anche da un collega della città, il quale, pur non esistendo ancora il progetto a Ragusa, aveva dato la propria disponibilità a collaborare ed il cui nominativo ci era stato fornito dallo sportello di Bologna. Rientrata, nuovo fermo e nuovo trasferimento al CPT, questa volta di Modena. Con l’aiuto degli avvocati locali, si è riusciti ad intervenire già con il giudice di pace per farla tornare a casa quasi subito. Ora si tenta la via dell’apolidia.
Stiamo tentando, in collaborazione con l’I.C.S., di far ottenere un permesso di soggiorno per cure mediche ad un cittadino croato, colpito da un provvedimento espulsivo, non impugnato nei termini, ma gravemente ammalato e ricoverato più volte presso il locale Ospedale con diagnosi severa.
E’ recente il caso di un cittadino dell’ex Yugoslavia che si è trovato nella necessità di ottenere la proroga del permesso di soggiorno per motivi di giustizia, in pendenza di un ricorso al T.A.R. Trento avverso il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Ci siamo riusciti con la collaborazione di un avvocato di Trento che lo ha difeso anche davanti al T.A.R. Abbiamo saputo ieri che il ricorso è stato accolto.
Le maggiori difficoltà riscontrate nell’assistenza fornita ai richiedenti le abbiamo registrate nella scarsa comprensione e presa di coscienza di ciò che rappresenta il contenuto dei propri diritti ed il rispetto delle norme vigenti nel nostro Paese.
I casi segnalati allo sportello sono stati, comunque, numericamente maggiori, ma spesso non è stato possibile effettuare un minimo di istruttoria, perché i soggetti interessati, dopo un primo contatto, hanno fatto perdere le proprie tracce. Altre volte non si sono neppure presentati all’appuntamento già fissato con il legale.
Per il futuro prossimo, lo sportello di Trieste si propone di intensificare l’attività di divulgazione del servizio, informando i destinatari dello stesso sugli obiettivi e sui limiti dell’attività prestabile. Stiamo, inoltre, cercando di ampliare l’orario dello sportello, organizzandone l’attività anche attraverso turni di presenza più frequenti.
E’ nostra intenzione (e speranza!) intensificare il servizio con il coinvolgimento di altri volontari, sia tra gli avvocati che tra persone disponibili per lo sportello.
a cura di Eliana De Guarrini
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