Privarsi di una casa per rinascere

“Buonasera Avvocato, vorrei sapere se sono ancora sposato” è una frase che può sembrare curiosa ma che si sente spesso durante gli sportelli legali di diritto di famiglia.

Chi vive in strada è da solo, perde tutti i propri contatti e i propri documenti e come obiettivo primario ha la propria sopravvivenza: conta gli spiccioli per comprare un panino, tiene a mente l’orario in cui potrà accedere al servizio della doccia o a quello della mensa. Esperienze che Antonio, il nostro assistito, conosceva e viveva tutti i giorni al tempo in cui si è presentato per la prima volta allo sportello di Avvocato di strada Torino.

“Quando abbiamo iniziato a parlarci, racconta Alessia, avvocato volontario dello sportello di Torino, abbiamo capito che nella sua storia di vita c’era un prima ed un dopo: con la separazione dalla moglie non aveva più un posto dove andare ed era finito in strada”.

Prima aveva una vita come tutti ed una bella casa in centro a Torino. Uno dei motivi per cui non riusciva ad ottenere una casa di edilizia pubblica era che risultava ancora essere proprietario di metà dell’appartamento di Torino dove viveva nella sua vita “di prima” e dove adesso, invece, viveva la ex moglie da sola.

La sentenza di divorzio attribuiva ad entrambi la proprietà della casa, così Alessia ha chiesto al giudice che la proprietà venisse attribuita completamente a lei.

“Privarsi della proprietà è stato importante” spiega Alessia “ciò che lo aveva portato ad una vita di strada era un fatto banale”.

Non altrettanto banale è stato il suo viaggio di uscita dall’emarginazione estrema in cui credeva di essere irreparabilmente incastrato.

Recentemente Antonio è riuscito ad ottenere un alloggio di edilizia pubblica ed avendo raggiunto una certa età ora riceve la sua piccola pensione. È un’altra persona. E la sua è una (bellissima per noi) storia di rinascita.

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