Decreti di espulsione

I decreti di espulsione sono provvedimenti con cui lo Stato italiano dispone l’allontanamento dal suo territorio dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione europea e degli apolidi che non hanno titolo per soggiornarvi.

Tipologie
Le espulsioni si distinguono in amministrative e giudiziarie.
Sono espulsioni amministrative i provvedimenti amministrativi di espulsione (art 13 D.Lgs. n. 286/1998, di seguito T.U.) disposti dall’autorità amministrativa, che si dividono in:
a) espulsioni prefettizie disposte dal prefetto nei confronti di stranieri che siano
in posizione di soggiorno irregolare;
b) espulsioni ministeriali disposte dal Ministro dell’Interno nei confronti di
stranieri che siano ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica, per l’ordine
pubblico o per la sicurezza dello Stato.
Sono espulsioni giudiziarie i provvedimenti di espulsione disposti dall’autorità giudiziaria in conseguenza di procedimenti penali, a loro volta suddivise in:
c) espulsioni a titolo di misura di sicurezza (art 15 T.U) nei confronti dello
straniero:
– socialmente pericoloso (v. Approfondimento 4),
– che ha scontato una pena detentiva per un reato per il quale è previsto l’arresto
obbligatorio o facoltativo in flagranza (art 380-381 cod.proc.pen.);
d) espulsioni a titolo di misura alternativa alla detenzione (art 16, co.5, T.U) nei confronti del detenuto straniero:
– negli ultimi due anni di esecuzione della pena,
– condannato per reati non gravissimi,
– in situazione di soggiorno irregolare;
e) espulsioni a titolo di sanzione sostitutiva alla detenzione (art 16, co.1, T.U) nei confronti dello straniero:
– in situazione di soggiorno irregolare,
– che deve essere condannato per un reato non colposo, punito con una pena
detentiva inferiore a due anni o per il reato di ingresso e soggiorno illegale (art.
10-bis, T.U) (v. Approfondimento 4),
– per il quale non esistono le condizioni per ordinare la sospensione condizionale.
Effetti ed esecuzione del decreto
Tutti i decreti comportano l’obbligo dello straniero di lasciare il territorio dello Stato, quasi sempre eseguito immediatamente in modo coercitivo tramite accompagnamento immediato alla frontiera da parte delle forze di polizia, disposto dal Questore e convalidato entro 48 ore dall’autorità giudiziaria. Solo per i provvedimenti amministrativi l’espulsione può essere differita oppure può essere concesso un termine per la partenza volontaria.
In caso di impedimenti temporanei all’ esecuzione immediata dell’accompagnamento alla frontiera dello straniero espulso, il Questore dispone il trattenimento dello straniero in appositi centri di identificazione ed espulsione per un periodo di 30 giorni, prorogabile per un massimo di 18 mesi (art 14 T.U) (v. Approfondimento 1).
Se nemmeno il trattenimento può essere attuato, il Questore può disporre l’ordine allo straniero espulso di lasciare il territorio dello Stato entro 7 giorni, corredato di sanzioni penali per la sua violazione (v. Approfondimento 3).
Impugnazioni
Tutti i provvedimenti di espulsione e di respingimento hanno la forma del decreto, e devono essere motivati in fatto e in diritto (art. 13, co.3, T.U.).
Sono atti recettizi, cioè producono i loro effetti dopo la loro notificazione all’interessato insieme all’indicazione delle modalità di impugnazione e ad una traduzione in lingua conosciuta allo straniero ovvero, quando ciò non sia possibile, in lingua inglese, francese o spagnola, secondo la preferenza da lui indicata (art. 13, co. 7, T.U.) (v. Approfondimento 4).
Essendo atti immediatamente esecutivi, l’impugnazione non sospende automaticamente l’espulsione, il che significa che l’eventuale accoglimento del ricorso può avvenire ad esecuzione avvenuta, quando il ricorrente è già fuori dei confini dell’UE e non potrà tornarci, se non previo rilascio di un nuovo visto d’ingresso.

Il ricorso contro il decreto di espulsione prefettizia (tipologia a) va presentato, a
pena di inammissibilità, entro 30 giorni dal momento in cui è stato notificato il provvedimento (entro 60 giorni se lo straniero risiede all’estero), dinanzi al giudice di pace del luogo in cui ha sede l’autorità che ha disposto l’espulsione. (art 18 D.Lgs 150/2011).
Per ottenere l’accoglimento del ricorso è necessario trovare dei giusti motivi, come ad esempio il fatto di rientrare in una delle categorie per cui è previsto il divieto di espulsione (v. Approfondimento 2).

Qualora il giudice ritenga che l’espulsione sia stata emessa in difetto dei presupposti di legge, accoglie il ricorso con decreto motivato e revoca il provvedimento impugnato.
Per tali ricorsi lo straniero ha diritto di accedere al patrocinio a spese dello Stato (art. 142, D.P.R. 115/2001).
E’ possibile il ricorso collettivo (cioè sollevato congiuntamente da destinatari diversi) contro le espulsioni prefettizie, qualora:
– i provvedimenti abbiano identico contenuto;
– i ricorrenti si trovino nella stessa situazione;
– i provvedimenti vengano impugnati per lo stesso motivo.

Diverso è il caso dei decreti di espulsione ministeriale (tipologia b), considerati atti
di alta discrezionalità amministrativa e quindi insindacabili nel merito. Potrà essere impugnata solo l’adeguatezza formale della motivazione davanti al giudice amministrativo (TAR del Lazio, sede di Roma) (art. 13, co.11 T.U).
Diverse sono i tipi di impugnazioni contro le espulsioni giudiziarie.
Come sottolineato dalla Cassazione, con sentenza n. 23704/2013, il decreto di espulsione a titolo di misura di sicurezza (tipologia c) non è immediatamente operativo, ma presuppone il successivo intervento del magistrato di sorveglianza. L’espulsione può essere revocata se il giudizio di pericolosità viene meno. L’interessato o il suo difensore possono fare istanza di revoca ex art. 679 cod.proc.pen. e contro i provvedimenti del magistrato di sorveglianza è possibile proporre appello al tribunale di sorveglianza ex art. 680 cod.proc.pen., ma l’appello non ha effetto sospensivo, salvo che il tribunale disponga altrimenti. Contro il decreto di espulsione a titolo di misura alternativa alla detenzione (tipologia d) è possibile opposizione di fronte al tribunale di sorveglianza entro 10 giorni dalla comunicazione del decreto allo straniero; il tribunale decide nel termine di 20 giorni (art. 16, co. 6, T.U).

Diversamente, l’espulsione a titolo di sanzione sostitutiva alla detenzione (tipologia e) è disposta dal giudice nella pronuncia di sentenza di condanna o patteggiamento, appellabile con i mezzi ordinari di impugnazione.

Le fonti disciplinanti i sistemi di allontanamento sono sia interne che sovranazionali.

Fonti interne:
D.Lgs. n. 286/1998 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” (T.U.);
– Codice Penale (artt. 235,312);
– D.P.R. 309/1990 (art. 86);
– L. n. 155/2005 (art. 3);
– D.Lgs 150/2011 (art. 18).

Fonti comunitarie:
– Direttiva 2001/40/CE relativa al riconoscimento reciproco delle decisioni di
allontanamento dei cittadini di Paesi terzi recepita con D.Lgs 12/2005;
– Direttiva relativa all’assistenza durante il transito nell’ambito di provvedimenti di
espulsione per via aerea 2003/110/CE recepita con D.Lgs. 24/2007;
– Regolamento CE 15.3.2006 n. 562/2006 (codice frontiere Schengen);
– Direttiva 2008/115/CE recepita con L.129/2011 (c.d. direttiva rimpatri).
Fonti internazionali:
– artt. 3 e 5 della Convenzione europea per la salvaguardia de diritti dell’uomo e
delle libertà fondamentali (C.E.D.U.);
– art. 4 (divieto di espulsioni collettive di stranieri) del Protocollo IV alla CEDU;
– art. 1 del Protocollo VII alla CEDU che prevede le garanzie procedurali in caso di espulsioni;
– art.33 della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati (principio di non refoulement).

– Corte Cost., sentenza n. 105 del 2001;
– Corte Cost., sentenza n. 5 del 2004;
– Corte Cost., sentenza n. 222 del 2004;
– Corte Cost., sentenza n. 223 del 2004;
– Corte Cost., sentenza n. 278 del 2008;
– Corte di giustizia UE, Grande Sezione, sent. 30 novembre 2009, C-357/09 PPU, Kadzoev;
– Cass. civ. sez. I, n. 4544, 24.2.2010;
– Cass. civ. sez. VI, n. 3694, 14.2.2013;
– Cass. civ. sez. VI, ord. 2232-3.2.2014 che richiama Cass. 24271/2008,9499/2002;
– Cass.civ., sez. I, n. 25362/2006;
– Cass. civ., sez. VI, n. 24170/2010;
– Cass. civ., sez. VI, n. 3678/2012;
– Cass. civ., sez. lav., n. 23704/2013;
– Cass. pen., sez. IV, n.12741/2013;
– Cass. pen., sez. I,n. 949/2013;
– Cass. civ. sez. VI, n.19201/ 2015;
– Tribunale di Torino, sez. I, ord. 2.4.2016;
Giudice di Pace di Genova, ordinanza del 25 Gennaio 2016;
Giudice di Pace di Palermo, ordinanza del 15 aprile 2016.

– Iannuzzi , Il diritto delle espulsioni: evoluzione legislativa e prassi applicativa, Ed. Scientifiche Italiane, 2006;
– Romanotto, Bonetti, Espulsioni a titolo di misura di sicurezza, in asgi.it, 2009
– Savio, Bonetti, L’allontanamento dal territorio dello Stato dello straniero
extracomunitario in generale, in asgi.it, 2012;
– Savio, Espulsioni e respingimenti: i profili sostanziali, in asgi.it, 2016.

1. Cosa sono i CIE
In caso di impedimenti temporanei all’ esecuzione immediata dell’accompagnamento alla frontiera dello straniero espulso, il questore dispone il trattenimento dello straniero in appositi centri di identificazione ed espulsione per un periodo di 30 giorni, prorogabile per un massimo di 18 mesi (art 14 T.U).
In base alla legge “lo straniero è trattenuto nel centro con modalità tali da assicurare la necessaria assistenza ed il pieno rispetto della sua dignità” (art 14.2 T.U). Tuttavia, la permanenza dello straniero nella struttura corrisponde di fatto ad una detenzione: viene privato della libertà personale e sottoposto ad un regime di coercizione che impedisce di ricevere visite e di far valere il fondamentale diritto alla difesa legale. Si tratta di una detenzione amministrativa che sottopone ad un regime di privazione della libertà personale individui che hanno violato una disposizione amministrativa, come quella del possesso di permesso di soggiorno.

2. Divieto di espulsione
L’espulsione non può essere disposta verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali oppure possa rischiare di essere rinviato in un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione (art 19 T.U). Questo divieto attua il principio di non refoulement sancito dall’articolo 33 della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati.
Il divieto opera d’ufficio, cioè in modo automatico, per lo straniero richiedente asilo. Il diritto del richiedente asilo di rimanere nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda è inoltre sancito dall’art 7 D.Lgs. 25/2008.
Salvo che nelle ipotesi di espulsioni ministeriali per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, è anche vietata l’espulsione di (art. 19, co. 2, T.U):
– stranieri minori di diciotto anni, salvo il diritto di seguire il genitore o l’affidatario espulsi;
– titolari di permesso di soggiorno CE di lungo periodo;
– stranieri conviventi con parenti entro il secondo grado o con il coniuge di nazionalità italiana;
– donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui
provvedono e mariti conviventi con esse.
Sentenze interessanti in tema di divieto di espulsione sono: – Cass sent. n 13219 del 16/06/2011;
– Cass sent.n. 25150 del 02/07/2010;
– Cass sent.n. 2612 del 04/02/2010;
– Cass sent.n. 24710 del 18/06/2008.

3. Reati connessi alle espulsioni
Lo straniero che, senza giustificato motivo, non ottemperi entro sette giorni all’ordine di allontanamento disposto dal questore, commette un reato punito con:
– multa da 10.000 a 20.000 € in caso di respingimento o espulsione disposti con
accompagnamento immediato (art. 13, co. 4, T.U) oppure se lo straniero si è sottratto ai programmi di rimpatrio assistito;
– multa da 6.000 a 15.000 € in caso di espulsione corredata dalla concessione di un termine per la partenza volontaria (art. 13, co.5, T.U).
Il reato connesso alle violazioni delle misure imposte nel caso di concessione del termine per la partenza volontaria e in alternativa al trattenimento è punito con multa da 3.000 a 18.000 € (art. 13, co.5.2, T.U).
Lo straniero espulso non può rientrare prima della scadenza del termine di divieto di reingresso indicato nel provvedimento espulsivo, se non con una speciale autorizzazione del Ministro dell’Interno. Il reato di reingresso illegale è punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 13, co.13, T.U).

4. Giurisprudenza recente in materia di espulsioni
Riguardo alle espulsioni a titolo di misure di sicurezza la Cassazione con sentenza n.12741/2013 ha affermato che in caso di reati di spaccio di sostanza stupefacenti, la pericolosità sociale non può essere presunta ma il giudice ha il dovere di accertarla in concreto e, sulla base di questo accertamento, deliberare l’applicabilità o meno dell’ordine di espulsione. La verifica della pericolosità sociale era comunque già stata ribadita dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 58/1995, in quanto tutte le espulsioni a titolo di misura di sicurezza disposte nei confronti degli stranieri rientrano nel sistema generale delle misure di sicurezza.
La pericolosità sociale consiste in un giudizio di probabilità che egli commetta nuovi reati ed è connessa ad alcuni indici previsti dal codice penale:
– motivi a delinquere,
– carattere del reo,
– sussistenza di precedenti penali e giudiziari,
– condotta contemporanea o susseguente al reato,
– condizioni di vita individuale, familiare e sociale.
Verso lo straniero che abbia ottenuto lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria è fermo il divieto di espulsione verso un Paese in cui non vede effettivamente tutelati i suoi diritti (art. 20 D. Lgs. n. 251/2007).
Le espulsioni a titolo di sanzione sostitutiva della pena sono state spesso utilizzate a titolo di sanzione sostitutiva della pena per il reato di ingresso o soggiorno illegale nel territorio dello Stato (art. 10 bis, T.U), ma con la sentenza n. 949/2013 la Cassazione ha evidenziato che l’applicazione dell’espulsione in sostituzione della pena pecuniaria è subordinata al rispetto delle indicazioni contenute nell’art. 7 della direttiva rimpatri, cioè alla verifica in concreto del pericolo di fuga o della circostanza che l’interessato costituisca un pericolo per l’ordine pubblico.
In tema di impugnazioni contro decreti di espulsione prefettizia si segnalano due recenti casi in cui i ricorsi sono stati accolti.
1- Il Giudice di Pace di Palermo con ordinanza del 15 aprile 2016 ha annullato un provvedimento di espulsione per difformità della traduzione in lingua francese del decreto prefettizio rispetto all’ originale in lingua italiana.
2- Il Giudice di Pace di Genova con ordinanza del 25 Gennaio 2016 ha annullato il decreto opposto in quanto “alla luce dei principi richiamati dalla sent. n. 21799/10 Cass. SS.UU, l’allontanamento del padre costituirebbe un danno effettivo e grave per il figlio”.

Pagina a cura di

Lara Faustini Fustini

Lara Faustini Fustini

Volontaria Avvocato di strada

Email: faustinifustini.lara et gmail.com

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