esdebitazione

Definizione

L’esdebitazione è un beneficio che può essere accordato al debitore considerato meritevole e che determina la liberazione dello stesso dai debiti in precedenza non onorati.
Tale beneficio, che era già previsto al termine delle procedure concorsuali previste dal r.d. n.267 del 1942 (legge fallimentare), a seguito della legge n.3 del 2012 e successive modifiche è ora previsto anche a favore di quei soggetti indebitati che, pur trovandosi in situazioni di crisi, non potevano accedere alle procedure delineate dalla legge fallimentare.
Pertanto ad oggi anche i soggetti esclusi dalle previsioni della legge fallimentare e che in modo incolpevole e per i motivi più diversi si trovano sovraindebitati, potranno liberarsi dai propri debiti.
Ad oggi è inoltre all’esame del Senato il d.d.l. S.2681, contenente delega al Governo per la riforma delle discipline da crisi d’impresa e sovraindebitamento, la quale contiene anche aspetti di revisione della l. n.3 del 2012 (si vedano in particolare gli artt.8 e seguenti d.d.l. S2681).

Esdebitazione a seguito del procedimento di liquidazione nelle procedure i composizione della crisi da sovraindebitamento

L’art.14-terdecies della l. n.3 del 2012, a conclusione della sezione dedicata alla procedura di liquidazione, disciplina il beneficio dell’esdebitazione, per cui se il debitore è una persona fisica ed essendo soddisfatti i presupposti indicati dal medesimo articolo, il debitore verrà liberato dei debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali e non soddisfatti.
E’ tuttavia da evidenziare che il testo della delega al Governo oggi all’esame del Senato (d.d.l. S.2681) prevede di ammettere all’esdebitazione anche le persone giuridiche, purché non ricorrano ipotesi di frode ai creditori o di volontario inadempimento del piano o dell’accordo (si veda art.9 lett.i).
Tale beneficio può essere richiesto dal debitore interessato con ricorso, da presentarsi entro l’anno successivo alla chiusura della liquidazione ed è disposto dal giudice con decreto, sentiti i creditori non integralmente soddisfatti.
Il giudice tuttavia, prima della pronuncia del decreto, dovrà verificare la sussistenza delle condizioni di ammissibilità al beneficio e contestualmente l’assenza delle condizioni che lo escludono.
In particolare, ai sensi dell’art.14-terdecies l. n.3 del 2012, il debitore potrà usufruire del beneficio solamente a condizione che lo stesso: abbia cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura (fornendo tutte le informazioni e la documentazione utili) e che si sia adoperato per il proficuo svolgimento delle operazioni; non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura; non abbia beneficiato di altra esdebitazione negli otto anni precedenti alla domanda; non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per uno dei reati previsti dall’art. 16; abbia svolto, nei quattro anni successivi al deposito della domanda di ammissione alla procedura, un’attività produttiva di reddito adeguata rispetto alle proprie competenze e alla situazione di mercato o, in ogni caso, abbia cercato un’occupazione e non abbia rifiutato, senza giustificato motivo, proposte di impiego; vi sia stata la soddisfazione, almeno parziale, dei creditori per titolo e causa anteriore al decreto di apertura della liquidazione.
È chiara l’intenzione del legislatore di evitare un abuso dello strumento, subordinandolo ad una condotta da parte del debitore considerata meritevole. Correlativamente, l’art. 14-terdecies continua prevedendo che la esdebitazione è esclusa: quando il sovraindebitamento del debitore è imputabile ad un ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue capacità patrimoniali; quando il debitore, nei cinque anni precedenti l’apertura della liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di favorire alcuni creditori a danno di altri.
Ancora emerge come il legislatore abbia voluto tutelare il debitore nei solo casi di crisi incolpevole, derivante da episodi quali malattia, perdita di lavoro etc., che rimangono fuori dalla sfera di volontà del soggetto.
Inoltre, al fine di tutelare anche ragioni creditorie meritevoli di tutela, il legislatore ha altresì previsto, sempre all’art.14-terdecies, che l’esdebitazione non opera: per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento e alimentari; per i debiti da risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché per le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti; per i debiti fiscali che, pur avendo causa anteriore al decreto di apertura delle procedure di cui alle sezioni prima e seconda della legge n.3 del 2012, sono stati successivamente accertati in ragione della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.
Tuttavia è bene precisare che il provvedimento del giudice che concede il beneficio della esdebitazione è revocabile in ogni momento, su istanza dei creditori, se risulta: che è stato concesso ricorrendo l’ipotesi atti in frode ai creditori commessi nei cinque anni precedenti l’apertura della liquidazione ovvero nel corso della stessa; oppure che è stato dolosamente o con colpa grave aumentato o diminuito il passivo, ovvero sottratta o dissimulata una parte rilevante dell’attivo ovvero simulate attività inesistenti.

Esdebitazione a seguito di procedura di fallimento

L’istituto dell’esdebitazione, previsto dagli artt. 142 e seguenti della legge fallimentare, nel testo introdotto dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, prevede al termine della procedura fallimentare la possibilità di liberazione dell’imprenditore dai crediti rimasti insoddisfatti.
Unico beneficiario di tale beneficio è il fallito persona fisica e, secondo parte della giurisprudenza, anche in caso in cui sia fallito in quanto socio illimitatamente responsabile di una società di persone (Trib. Treviso 10/05/2016). Tale questione in merito all’assoggettabilità alle procedure di sovraindebitamento anche del socio illimitatamente responsabile è risolta in modo affermativo nel disegno di legge d.d.l. S2681 ora all’esame del Senato (si veda art.9 lett.a).
Bisogna notare che se l’imprenditore fallito viene liberato, ai sensi dell’art.142 comma 4 l.f. sono fatti salvi i diritti vantati dai creditori nei confronti dei coobligati, nonché dei fideiussori del debitore, oltre che degli obbligati in via di regresso.
Inoltre l’estensione del beneficio è molto ampia in quanto, secondo l’art.144 l.f., l’effetto dell’esdebitazione si produce anche nei confronti dei creditori anteriori alla apertura della procedura di liquidazione che non hanno presentato la domanda di ammissione al passivo.
Il legislatore tuttavia, onde evitare un eccessivo favor debitoris a scapito di interessi meritevoli di tutela, ha previsto un limite all’effetto esdebitatorio con riferimento ad alcune tipologie di crediti: in particolare l’art.142 l.f. prevede che l’esclusione dall’esdebitazione per gli obblighi di mantenimento, alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa nonché i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale nonché le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.
Come già detto, il beneficio viene accordato al debitore c.d. in bonis, il quale pertanto, se vuole godere del beneficio, deve tenere un comportamento improntato alla collaborazione e cooperazione, specialmente con gli organi della procedura. L’art.142 comma 1 elenca le ipotesi di condotta che dovrebbero essere assunte dal debitore, ed in particolare il fallito persona fisica è ammesso al beneficio della liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti a condizione che:
1) abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;
2) non abbia in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;
3) abbia regolarmente consegnato al curatore la corrispondenza riguardante i rapporti compresi nel fallimento;
4) non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei dieci anni precedenti la richiesta;
5) non abbia distratto l’attivo o esposto passività insussistenti, cagionato o aggravato il dissesto rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito;
6) non sia stato condannato con sentenza passata in giudicato per bancarotta fraudolenta o per delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, e altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa.
(Per un’analisi sul concetto di collaborazione si veda approfondimento 1).
In aggiunta, per espressa previsione dell’art.142 l.f., l’esdebitazione non è accordata qualora il debitore fallito non soddisfi, nemmeno parzialmente, i creditori concorsuali (per un’analisi di tale presupposto oggettivo si veda approfondimento 2).
Per quanto riguarda il procedimento non si rilevano particolari formalità di rito e l’art.143 l.f. delinea gli aspetti essenziali della procedura (eventualmente da integrare con le disposizioni dettate dagli artt.737 e seguenti c.p.c. per i procedimenti in camera di consiglio), stabilendo che “il tribunale, con il decreto di chiusura del fallimento o su ricorso del debitore presentato entro l’anno successivo, verificate le condizioni di cui all’articolo 142 e tenuto altresì conto dei comportamenti collaborativi del medesimo, sentito il curatore ed il comitato dei creditori, dichiara inesigibili nei confronti del debitore già dichiarato fallito i debiti concorsuali non soddisfatti integralmente. Il ricorso e il decreto del tribunale sono comunicati dal curatore ai creditori a mezzo posta elettronica certificata”.
È poi prevista la possibilità di proporre reclamo a norma dell’art.26 l.f. contro il decreto che provvede sul ricorso; tale reclamo può essere proposto dal debitore, i creditori non integralmente soddisfatti, il pubblico ministero e qualunque interessato.

Esdebitazione a seguito di procedura di concordato preventivo

Il beneficio dell’esdebitazione è previsto anche a seguito del concordato preventivo.
In particolare, con il decreto che omologa il concordato e che ne chiude la procedura, si determina l’esdebitazione per la percentuale, relativa ad ogni ragione di credito, non rientrante nel piano oggetto di omologa (naturalmente il debitore dovrà attenersi ed osservare le disposizioni esecutive contenute nel provvedimento del tribunale).
Anche in questo caso, l’efficacia dell’esdebitazione produce effetti anche nei confronti di quei creditori esclusi dal voto o che non sono stati inclusi negli elenchi di cui alla domanda di concordato ex art.161 l.f. e che non hanno partecipato al procedimento.

 

SENTENZE MANCANTI (Massime e fonti)

  • Brescia 28/04/2016

La soddisfazione, almeno parziale, dei creditori concorsuali, attribuisce al giudice un ambito di valutazione discrezionale quanto alla portata delle ripartizioni. Ciò posto, l’esdebitazione può essere concessa anche nell’ipottesi in cui il pagamento abbia rappresentato più del 27% del passivo, e abbiano trovato integrale soddisfazione non solo i crediti ipotecari ma anche quelli assistiti da privilegio ex art.2751-bis, n.1, c.c..

FONTI
Quotidiano Giuridico, 2016

 

  • Treviso 10/05/2016

Il socio illimitatamente responsabile di società di persone, in quanto persona fisica assoggettabile al fallimento in estensione ex art.147 l.fall., rientra tra i soggetti che possono fruire del beneficio dell’esdebitazione.

FONTI
Fallimento, 2016, 12, 1385

 

  • Como 12/10/2016

Il requisito della parziale soddisfazione, la cui sussistenza è rimessa al prudente apprezzamento del giudice, non può prescindere dalla verifica non solo del numero dei creditori soddisfatti rispetto al totale di quelli ammessi, ma anche della percentuale di pagamento dei crediti in concreto realizzata.

FONTI
Massima redazionale, 2016

 

 

  • Bianchi A., L’esdebitazione, Milano, 2008.
  • Gabassi G., Esdebitazione e pagamento parziale di parte dei creditori: valutazione del giudice di merito, in Fallimento, 2017, 2, 219.
  • Guglielmucci L., Diritto Fallimentare, Torino, 2012.
  • Maimeri F., Presupposti soggettivi ed oggettivi di accesso, in Fallimento, 2012, 9, 1029.
  • Pellizzoni G., L’esdebitazione, in Fallimento, 2012, 4, 479.

Approfondimento 1

L’art.142 l.f. elenca delle ipotesi di condotta collaborativa che il debitore dovrebbe tenere per poter beneficiare del beneficio dell’esdebitazione e, nel compiere tale elencazione, delinea un concetto generale di collaborazione. Ai fini della valutazione del comportamento collaborativo tenuto dal debitore fallito il tribunale dovrebbe così guardare alla condotta complessivamente assunta, (con esame necessariamente ex post). Dall’analisi delle ipotesi di condotta indicate all’art.142 comma 1 l.f. emerge che la collaborazione richiesta dal fallito si riferisce all’iter procedurale complessivamente inteso, ed è proprio ai fini della corretta prosecuzione di questo iter che il fallito deve adoperarsi. Pertanto le azioni che sostanzierebbero la collaborazione possono avere ampio spettro e potrebbero riguardare (anche se non esplicitate all’art.142 comma 1 l.f.): la collaborazione nella liquidazione e nella ricostruzione del patrimonio; il dovere di consegnare la corrispondenza ex art.48 l.f., la collaborazione con il comitato dei creditori; la consegna del denaro, dei titoli e delle scritture contabili utili agli organi della procedura per adempiere al proprio compito.

Approfondimento 2

L’art.142 l.f. è esplicito nell’affermare che l’esdebitazione non può essere concessa qualora il debitore non soddisfi, nemmeno parzialmente, i creditori concorsuali. Da ciò deriva che requisito per accedere alla procedura di esdebitazione è l’avvenuta chiusura del fallimento, con ripartizione finale dell’attivo. Tale requisito non potrebbe altrimenti essere rispettato in caso di chiusura del fallimento per mancanza di domande di ammissione al passivo; riparto con integrale soddisfazione dei creditori ammessi e pagamento di debiti e spese in prededuzione oppure per impossibilità di soddisfare neppure in parte i creditori.
Se è chiaro che la norma si riferisce ai creditori concorsuali (creditori precedenti al fallimento), dubbi sono emersi sul fatto che il soddisfacimento debba riguardare tutti i creditori che si sono insinuati nella procedura o solo alcuni di essi. Nonostante alcune divisioni in dottrina e giurisprudenza, rimane la pronuncia della Corte di Cassazione, la quale ha affermato che “l’art.142, comma 2, l.f. deve essere interpretato nel senso che, per la concessione del beneficio dell’esdebitazione, non è necessario che tutti i creditori concorsuali siano soddisfatti almeno parzialmente, bensì è sufficiente che almeno parte dei creditori sia stata soddisfatta, essendo invero rimesso al prudente apprezzamento del giudice accertare quando la consistenza dei riparti realizzati consenta di affermare che l’entità dei versamenti effettuati, valutati comparativamente rispetto a quanto complessivamente dovuto, costituisca quella parzialità dei pagamenti richiesta per il riconoscimento del beneficio” (Cass. S.U. n.24214 e n.24215 del 2011).
A voler argomentare diversamente, probabilmente l’ambito di applicazione dell’esdebitazione stessa verrebbe a restringersi grandemente e sarebbe applicabile in un numero molto più limitato di casi.
Un altro aspetto che rimane in dubbio dall’esame della normativa riguarda la percentuale stessa di soddisfacimento dei crediti, la quale risulta essere pertanto oggetto di valutazione in sede giudiziaria (in tema si vedano Cass. n.17387 del 2015; App. Brescia 28/04/2016; Trib. Como 12/10/2016).

PAGINA A CURA DI:
Avv. Davide Bertolini
Mail: dav.bertolini@gmail.com

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