Quando pensiamo ai viaggi che tante persone affrontano per raggiungere l’Europa, la mente corre subito ai pericoli, alle insidie, alle violenze e alle morti che li segnano. Eppure, lungo questi difficili percorsi, accade talvolta che nascano grandi amicizie e storie d’amore che sfuggono a ogni schema e si dimostrano capaci di rompere convenzioni e di superare differenze di ogni genere. Così, quello che viene chiamato il “viaggio della speranza” assume un significato ancora più profondo: non è soltanto la ricerca di un futuro migliore, ma anche l’incontro con l’altro, la nascita di legami inattesi e imprevedibili, germogliati là dove sembrava impossibile persino sperare.
Ada e Demir sono entrambi turchi ma si sono conosciuti in Croazia, dove entrambi hanno presentato domanda di protezione internazionale ricevendo però un diniego, sia dalla Commissione Territoriale che dal Tribunale.
Il percorso di Ada è stato molto accidentato: è passata attraverso l’Austria e la Germania, dalla quale è stata espulsa per essere poi trasferita in Croazia, che era stato il suo primo Paese di ingresso in Europa. Il viaggio di Demir è stato simile, solo più breve, poiché si è svolto attraverso un numero inferiore di tappe. Anche lui era riuscito ad arrivare in Austria ma è stato espulso e rimandato in Croazia, il Paese dove aveva presentato la domanda di asilo: in base al Trattato di Dublino, infatti, il primo Paese di ingresso nell’Unione europea resta il Paese competente a valutare la richiesta di protezione internazionale.
È in Croazia che Ada e Demir si incontrano e decidono di voler continuare il viaggio insieme. Con una fuga rocambolesca riescono ad attraversare il confine con l’Italia e arrivano fino a Bologna. Sempre insieme.
Ada ha intrapreso da anni un percorso di transizione di genere, testimoniato dalla documentazione medica che è riuscita a portare con sé dalla Croazia. Questo rende possibile per lei una presa in carico immediata da parte dei Servizi pubblici e la prospettiva di un rapido inserimento nel SAI (il Sistema di Accoglienza e Integrazione gestito dai Comuni che offre ai richiedenti asilo e alle persone in condizione di vulnerabilità percorsi di integrazione attraverso l’assistenza legale, sociale, l’insegnamento della lingua italiana e il supporto psicologico). Demir invece resta escluso da questa possibilità.
I due decidono comunque di restare insieme e Ada rinuncia all’inserimento nel SAI che per lei avrebbe significato la sicurezza di ricevere immediatamente il supporto medico, farmacologico e psicologico necessario al suo percorso di transizione. Un percorso di affermazione della sua identità di genere.
La dignità però passa anche attraverso la possibilità di scegliere come affrontare questo percorso e con chi condividerlo.
I due non si perdono d’animo e si rivolgono quindi allo sportello di Bologna di Avvocato di Strada, inizialmente per chiedere assistenza in merito a due multe ricevute da Ada sull’autobus. Quelle sanzioni diventano un punto di contatto, l’occasione per approfondire la loro situazione. Ben presto emerge infatti che entrambi vivono in strada. I volontari spiegano loro cosa sia l’iscrizione anagrafica nella via fittizia e avviano la pratica per la richiesta della residenza in via Tuccella. La via fittizia è un indirizzo anagrafico convenzionale, istituito dai Comuni, che non corrisponde a una strada realmente esistente. Rappresenta uno strumento amministrativo pensato per consentire alle persone senza dimora, prive di una dimora abituale, di iscriversi all’anagrafe e di accedere ai diritti e ai servizi connessi alla residenza, come l’assistenza sanitaria, le prestazioni sociali e l’esercizio di altri diritti civili.
A distanza di pochi giorni Ada ottiene l’iscrizione anagrafica, grazie alla quale riesce a continuare il suo percorso di transizione e ad assumere la terapia ormonale con regolarità e sotto controllo medico.
La domanda di Demir resta invece sospesa in un limbo. Per oltre un mese i nostri volontari continuano a chiedere informazioni all’anagrafe ma la sua domanda non risulta da nessuna parte. Poi, finalmente, un nostro volontario ha un’intuizione: stai a vedere che c’è stato un errore di trascrizione e che il nome non risulta perché è stato scritto male dai funzionari dell’anagrafe? Un’attenta verifica dimostra che le cose stanno proprio così: anche Demir aveva ottenuto l’iscrizione anagrafica, ma per quello che, dopo tante sofferenze, sembrava uno scherzo paradossale, ancora non lo sapeva.
Ora Ada e Demir sono residenti a Bologna e tanti ostacoli sembrano un po’ meno alti, ma la strada di questa giovane coppia verso una piena integrazione è ancora lunga.
Le difficoltà che hanno incontrato e che dovranno affrontare dimostrano come il percorso migratorio non si concluda con l’arrivo nel Paese di accoglienza. Molto spesso è proprio allora che inizia una nuova fase del viaggio, segnata da ostacoli più o meno tangibili: barriere burocratiche, sociali e culturali che, specialmente non si può contare su nessun aiuto, si frappongono tra le persone e la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso per tutti.