Un nostro assistito dormiva al binario 7 della stazione da quando aveva perso il lavoro.

In tanti lo conoscevano in città, e aveva tutti i diritti per chiedere la residenza nella via fittizia di Modena. In genere in questi casi è sufficiente provare in anagrafe di vivere effettivamente in strada tramite testimonianze o relazioni delle associazioni che conoscono la persona.

Per nuove prassi stabilite dall’anagrafe di Modena, tuttavia, le testimonianze di associazioni e volontari non erano sufficienti: serviva anche una verifica della sua presenza da parte dei vigili urbani.

Come fatto in passato in altre città, dunque, al momento della domanda di residenza abbiamo suggerito al nostro assistito di dichiarare come indirizzo di residenza il binario 7 della stazione ferroviaria, ovvero il posto dove effettivamente dormiva.

I vigili hanno effettuato il controllo e la residenza è stata concessa. Un iter lungo e complicato ma che per fortuna è finito bene. Ora per lui si aprono nuove possibilità: smetterà di essere invisibile e potrà cercare di tornare ad una vita comune.

In questo articolo della Gazzetta di Modena un’intervista alla nostra volontaria Francesca Vellani che ha seguito la pratica

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